La sindrome di Stoccolma (Parte I: uno stupido arido riccio)

Oggi parlo di dipendenze. Dipendenze da persone, per la precisione.
È possibile provare un affetto incondizionato per una persona (non importano l’età o il sesso) al punto di annullarvisi dentro a poco a poco, perdendo di vista ogni sana distanza, smantellando i propri confini psichici in nome della più cieca devozione?
A me è capitato e da qui voglio prendere spunto non tanto per soffermarmi sulle motivazioni, quanto piuttosto sulle conseguenze del poi.

Da che ho memoria ho puntualmente rifuggito come la peste ogni tipo di vincolo affettivo a lungo termine (no, non sono né misogino né misantropo, se mai un semplice insicuro) perché i legami in genere mi spaventano da sempre (in quanto perdita parziale di autonomia personale, in quanto indebolimento della propria volontà, in quanto sinonimo di compromesso ed esclusività, in quanto sconvolgimento dell’io nel momento esatto in cui tutto finisce). Non ho mai avuto storie serie con l’altra metà del cielo e di fronte alle occasioni che avrebbero potuto risanarmi lo spirito mi sono sempre dimostrato irriconoscente, fuggendo alla prima richiesta di definizione del rapporto. Uno stupido arido riccio.
Ho imparato ad arrangiarmi presto nella vita e questo ha certamente contribuito. Ho dovuto costruirmi attorno una muraglia per nascondere agli occhi altrui le mie debolezze (la mia forte emotività e una sensibilità ai limiti dell’imbarazzante) e anche questo ha giocato un ruolo importante.
L’assurdo è che pensavo di esserci riuscito, di essermi temporaneamente vaccinato contro il bisogno di qualcuno (ora so che si tratta di un’impresa impossibile, l’essere umano non può non comunicare per definizione).

Poi, quando meno me lo aspettavo, una persona mi si è affiancata spontaneamente e ha deciso di affrontare il viaggio assieme a me per circa quattordici anni. Nella fattispecie stiamo parlando del mio più caro amico (niente sesso o altre complicazioni affettive, dunque, proprio per questo mi sono sentito sicuro). Pur differenti per molti aspetti – seppur in maniera complementare -, parecchi lati comuni del nostro carattere ci hanno unito nel tempo.
Ho convissuto e condiviso con lui una parte significativa della mia vita (dagli esami universitari alle vacanze improvvisate, dai momenti di euforia a quelli meno congeniali), al punto di arrivare a considerarlo uno di famiglia e, senza accorgermene, un punto di riferimento. L’unico, il più importante in assoluto.

Tre mesi fa questa persona è stata finalmente graziata dall’amore, trovando stabilità emotiva (che il Signore li abbia in gloria entrambi!) e incendiando nel sottoscritto la miccia di un ordigno di potenza inaudita.
Cosa è successo? Molto semplicemente in quel momento ho realizzato di dipendere da qualcuno (proprio ciò da cui mi ero sempre riparato) e di aver vissuto la mia vita fino a quel momento in funzione della sua presenza.
Mi sono guardato attorno e non ho visto altro che me stesso, desolata unità di confusione (curioso per uno che ha sempre fatto dell’isolamento il proprio punto di forza :-) .
Tutto ciò mi ha portato all’evitamento e all’allontanamento da quella persona, non potendo (e non volendo) accettare la ridefinizione dei tempi e degli spazi comuni.

Male, malissimo.

È calato l’inverno.

A cold cold place in me

A cold cold place in me

E siccome è facile incontrarsi anche in una grande città
cerca di evitare tutti i posti che frequento e che conosci anche tu.
Nasce l’esigenza di sfuggirsi per non ferirsi di più.
(Prendila così, Lucio Battisti)

2 Risposte a “La sindrome di Stoccolma (Parte I: uno stupido arido riccio)”


  1. 1 Paolo 13 Marzo, 2008 - 10:53 alle 10:53

    Non la vedo così complicata, piuttosto penso, pur rispettando le tue scelte, che non affrontando le cose e fuggendo dai problemi, non si cresce e arrivati ad una certa età, di fronte ad eventi particolari, si è incapaci di ricominciare a vivere e questo è un GROSSO problema.

    Cari auguri

  2. 2 aliena61 10 Dicembre, 2009 - 23:03 alle 23:03

    Chi non conosce il dolore dell’abbandono?
    L’amicizia e l’amore hanno molto in comune. I rapporti che lasciano il segno sono preziosi. Quando si elabora il “lutto” (dài tempo al tempo), ci si arricchisce di un pezzo di se stessi e poi… non finiscono mai perchè le parti dell’altro sono in te per sempre (gesti, parole, modi di pensare). Verranno nuovi rapporti significativi che aggiungeranno senza sottrarre niente alla magia di ciò che è stato
    Buona Fortuna!


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