Il bambino ribelle

La settimana scorsa mi è successa una cosa strana. Diversamente sana è un termine più azzeccato.
La premessa è che sono una persona estroversa ma molto, molto normativa (penso peraltro che si sia capito dai precedenti post :-) , vittima di una sorta di compensazione caratteriale (evidentemente provo colpa per la mia esuberanza e quindi cerco di autogestirmi, ossia, tradotto in altri termini, di castrarmi).
Bene. Lunedì scorso mi sono trovato a frequentare un corso sulla comunicazione rivolto alle imprese.
Eravamo 30/35 persone in tutto, in un aula molto formale, sedute dietro banchi ordinati e puliti, allineati proprio come a scuola. Età media 40 anni.
A sorpresa la docente (una psicologa) ci chiede di improvvisare in 15 minuti un discorso di qualsiasi genere (potendo spaziare dall’auto-presentazione alla barzelletta) da tenere davanti agli altri per coprire un intervallo di tempo dai 60 ai 90 secondi, non di più. Il tutto ripreso da una videocamera.
Panico totale, la gente ha cominciato a guardarsi attorno spaurita, nemmeno gli fosse stato chiesto di aprire i libri contabili.
I minuti di silenzio sono volati via. Mentre io era ancora lì a chiedermi di cosa diavolo avrei dovuto parlare, hanno cominciato i primi. Da quel momento è decollata una sfilza di inesorabili e monocorde: “Io sono … e il mio lavoro consiste nel …” (pochissime variazioni e comunque tutte sul tema “Io sono … e ho l’hobby di …”/“Io sono … e l’ultimo film che ho visto è stato …”).
Tutti sistematicamente uguali, tutti piacevolmente inquadrati.
Ebbene, non so cosa mi sia scattato dentro ma qualunque cosa fosse aveva le sembianze di un NO. Un guizzo talmente veloce e irriverente da non poter essere interiorizzato e filtrato dalla mia parte razionale.
Quando è stato il turno del sottoscritto mi sono alzato con un foglio in mano (giusto per ancorarmi a qualcosa ed evitare di gesticolare come il mentore di Karate Kid in una grottesca danza di dai-la-cera-togli-la-cera) e ho esordito così:

Ciao a tutti, mi chiamo … e ho scritto questa cosa per voi.

ODE AL PETO
Il peto è quella cosa che ci riscalda le lenzuola nelle gelide notti d’inverno.
È un punto fermo nella nostra esistenza: gli amici vanno e vengono, gli amori nascono e muoiono, ma il peto è sempre lì, a ricordarci che esistiamo è che è meglio fuori che dentro.
Il peto è quella piccola voce liberatoria che ci fa tornare bambini.
È una indispensabile valvola di sfogo che ci impedisce di esplodere.
È un bambino inopportuno, un grido libertino, un’esclamazione di gioia.
È uno spettacolo multiforme e – con un accendino a portata di mano – anche multicolore.
È aria e vita assieme, è una poesia di una sola strofa.
Come diceva la nonna della brava C.
(la docente, ndr), “quando la pancia fa male, la testa va a far veglia al culo”.
Ma grazie al peto, si spera che il dolore passi in fretta.

Silenzio e sgomento per qualche decimo di secondo, visi allibiti-divertiti-contrariati-beffardi-beffati. Le mani mi tremavano reggendo il foglio e intanto pensavo: “Ma sei cretino? Che cosa esattamente volevi provare?” E ancora: “Attraverso quale insignificante trauma infantile sei dovuto passare per ridurti ad allestire questa pietosa sceneggiata?”. Poi lo scroscio di applausi.

Ho ripreso a respirare.

Per quale motivo Alex Supertramp decide di immortalare questo mediocre aneddoto su un post che nessuno mai leggerà? Be’, diciamoci la verità, non certo per l’intensità e la gloriosa magnificenza dei versi vomitati in fretta e furia su un ritaglio bianco di cellulosa :-)
No, lo faccio perché dopo anni di auto-livellamento e aderenza a precise regole formali (non scritte ma ben conosciute da tutti), ho ridato voce al bambino ribelle che pensavo di aver rinchiuso in bagno per sempre.
E l’ho fatto in una sera uguale a tante altre, senza che davvero vi fosse un motivo particolare, dando semplicemente corpo ad un’incontenibile urgenza interiore. Questa è stata la vera e inaspettata insurrezione!
E, dio-del-cielo-santissimo, è stato sublime e liberatorio come non mai!

Now I walk into the wild

Now I walk into the wild

Insomma, varrà pure la pena di fare i coglioni ogni tanto e gridare agli altri di essere ancora vivi, ‘eccheccazzo!

4 Risposte a “Il bambino ribelle”


  1. 1 myr 22 Febbraio, 2008 - 13:46 alle 13:46

    ^_^
    sono molto felice x te. anche se non ti conosco, lo sono x una questione di principio :)
    ho sempre tenuto bene a mente quanto fosse importante preservare dagli altri il bambino che c’è in ognuno di noi, da quando lessi qualsosa di simile in un libro di coelho (anche se l’avevo sempre pensato). senza quella parte spensierata, meravigliata, innocente, sognatrice, allegra, qualunque cosa accadesse, fosse anche la + bella, non potrebbe mai dare la felicità. quella vera.
    quindi mi raccomando, se hai iniziato a resuscitarlo, non perderlo di nuovo!
    e complimenti per il coraggio ;p

  2. 2 Fabio Ticconi 27 Febbraio, 2008 - 22:56 alle 22:56

    Grande :°D

    L’attesa prima degli applausi dev’essere stata la parte peggiore, ma ne e’ valso la pena :°D

    In fondo, e’ un po’ come quando si racconta una barzelletta e si aspettano reazioni positive per quei pochi decimi di secondo (se e’ una buona battuta :P ).

    Continuero’ a leggerti.

    Ciao!

  3. 3 tania 13 Agosto, 2009 - 13:07 alle 13:07

    ahahaha bè secondo me non sei del tutto centrato ma almeno sei uno dei pochi che lo ammette! smack


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