In un precedente post ho accennato al mio lato bambino (il termine utilizzato era bambino ribelle).
Negli ultimi tempi ho approfondito l’argomento, avendo modo di rileggere in chiave moderna i già noti concetti di io, super io ed es alle basi della teoria freudiana.
Ogni individuo, infatti, presenta nell’arco della sua esistenza tre diverse modalità di comportamento: una è appropriata a una persona che ragioni e agisca prevedendo e valutando le conseguenze dei suoi atti; un’altra appare simile a quello che sarebbe l’esprimersi e l’agire di un bambino; una terza modalità rivela aspetti imitativi che fanno pensare a qualcosa di assimilato da una figura genitoriale.
Questi sono i tre stati dell’io, rispettivamente individuati – in letteratura – da Adulto, Bambino e Genitore.
Lo stato dell’io Bambino è di fatto un insieme di sentimenti, atteggiamenti e modelli di comportamento che risalgono alla nostra infanzia individuale: il carattere semplice, totalitario, restio a cedere al confronto con la realtà è una caratteristica tipica di questa disposizione. Qualora prevalga l’espressione immediata dei sentimenti, dei bisogni e dei desideri si parla poi di Bambino Libero (o Bambino Naturale); se, per contro, hanno preponderanza la compiacenza, la remissività e l’adesione senza discussione alle norme proposte ci si riferisce al Bambino Adattato.
Il Genitore è la parte di noi stessi che stabilisce ciò che è giusto o ciò che è sbagliato, ciò che si deve e ciò che non si deve fare. In esso possono prevalere il comando, la norma e la critica (si parla allora di Genitore Normativo) o l’affetto, la protezione e l’accudimento (tipiche del Genitore Affettivo).
L’Adulto è una figura di raccordo tra le due precedenti, che risulta adeguata alla realtà presente e, allo stesso tempo, persegue un’indipendenza da ciò verso cui spingono l’energia del bambino e i messaggi del genitore; col termine ‘adeguata’ si vuole intendere la capacità di rispondere, in maniera positiva, alla realtà quale essa è, e non quale desidereremmo che fosse.
Questa classificazione è propria di ognuno di noi e trasmette un’immagine di ciò che è buono e auspicabile per l’equilibrio di una persona: è bene avere tra le proprie risorse spendibili non solo l’Adulto, ma anche un Genitore Normativo e un Genitore Affettivo, un Bambino Libero e parimenti un Bambino Adattato, poiché la vita sociale richiede una serie infinita di adattamenti.
Inutile dire che il disequilibrio tra queste nostre tre fondamentali attitudini interiori accompagna molti di noi lungo il personale cammino di vita.
Un esempio comune è la contaminazione tra gli stati dell’io.
La funzione dell’Adulto è esaminare la realtà, tener conto dei dati, formulare analisi e valutazioni. Ma i messaggi del genitore, autorevoli proprio in quanto tali, possono deviare la correttezza dell’analisi. Non solo: c’è anche il punto di vista del Bambino che – forte dell’energia del quale è normalmente investito questo stato dell’io – può essere più potente dell’obiettività dell’adulto.
Giudizi di questo tipo, vale a dire provenienti dall’area del pregiudizio genitoriale o dell’illusione infantile, possono essere scambiati da chi li pronuncia per corrette valutazioni della realtà.
L’area del pregiudizio o dell’illusione rappresenta dunque una porzione dell’Adulto che è invasa, rispettivamente, dal Genitore o dal Bambino.
Un’altra alterazione ricorrente è l’esclusione. Si può parlare di uno stato dell’io esclusore quando viene costantemente e monotonamente impiegato un solo stato dell’io, poiché la persona ha sperimentato (in parte nella realtà e in parte nella fantasia) che le altre parti di sé sono troppo pericolose. Così certe persone che si sono in qualche modo assestate o “compensate” mostrano un comportamento rigidamente genitoriale, riuscendo solo a intellettualizzare (magari con elevate prestazioni) ma risultando incapaci di proteggere un altro individuo o di esprimere un sentimento (il che, come è facile comprendere, è fortemente limitante per la persona che vive questa patologia).
Penso che ognuno di noi abbia sperimentato in particolari momenti di vita il prevalere (più o meno prolungato) di uno stato dell’io sugli altri due. Adulto, Genitore e Bambino ci influenzano quotidianamente più di quanto non vorremmo ammettere, soprattutto in termini di comunicatività e comunicazione con e verso gli altri (ma di questo magari parlerò in un prossimo post).
Analizzando la mia mente in disordine devo (a malincuore) ammettere che il ruolo di Genitore (perlopiù Normativo) ha quasi sempre goduto di maggior spazio rispetto agli stati di Adulto e Bambino, tuttavia ho avuto altresì modo di comprendere che questa condizione – oltre a non possedere necessariamente una connotazione negativa – è comunque assolutamente non definitiva, in quanto legata al contesto (spaziale e temporale) in cui viviamo.
Insomma, il modo migliore per conoscersi è mettersi in ascolto di sé e studiarsi e il mio personale viaggio è appena iniziato.

1 Risposta a “Me, myself and I”