Giovedì scorso sono stato ad assistere a I monologhi della vagina.
Diciotto conversazioni semiserie interpretate da sole donne modenesi assolutamente non professioniste (per molte di loro era la prima volta su un palcoscenico).
La sorpresa è stata dunque ancora più forte nello scoprire alcune perle di rara bellezza (tra tutte, una nonna argentina di 87 anni che pareva un’attrice consumata, mentre – sprofondata in una poltrona di broccato rosso – recitava in un fluente e affascinante spagnolo la inundación, l’inondazione).
Il teatro è vita. Il teatro è amore. Il teatro è espressione di sé.
Sono appena tre mesi che – più titubante del solito – ho intrapreso questa via insolita e faticosa, eppure la recitazione mi ha già dato più di quanto osassi sperare. Coraggio, vigore, slancio, voce per i miei pensieri. E tanti, tantissimi autori da scoprire e di cui indossare i personaggi: da Shakespeare a De Filippo, da Collodi a Saint-Exupéry, da Pirandello a Goldoni.
Il teatro è passione. Il teatro è rigore. Il teatro è appagamento.
Le luci dei faretti che ti inebriano, il sipario che si alza mentre il cuore galoppa, le scenografie che ghermiscono gli occhi rapiti del pubblico. E, naturalmente, il pubblico.
Il teatro è equilibrio. Il teatro è elevazione.
Il teatro sono le mille voci dentro di te che gridano per uscire.
“Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza.”
Benjamin Franklin
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