Domenica scorsa ho deciso di far visita ad una coppia di miei carissimi amici di Roma. Da poco si sono trasferiti in periferia, in una mansarda che stanno allestendo assieme a piccoli passi (e, soprattutto, con impegno, dedizione e tanti sacrifici) in quello che sarà il loro nido per la vita che verrà. È straordinaria la naturalezza con cui è possibile dipingere con gli occhi della fantasia gli spazi vuoti, immaginare quadri, libri e mobilio dove adesso si stendono ancora pareti nude e bianche; il tutto senza prevedere quando sarà ragionevole sedersi su di un vero divanetto, eppure guidati dalla persuasione che così sarà.
Li ho visti contenti insieme – di quella felicità che non si può comprare: talmente semplice, ma pure allenata e consapevole, che è come una bottiglia di latte fresco al bancone del supermercato – e questo mi ha a mia volta reso pago.
Abbiamo parlato molto, anche di quello che mi è accaduto in questi mesi; di ciò che di doloroso mi sono lasciato alle spalle e che credevo importante (mentre non lo era), di ciò con cui ora mi sto bardando per proseguire lungo il cammino e che non ritenevo così prezioso (mentre lo è).
È stata una ricorrenza estremamente piacevole, eppure la vera sorpresa si è rivelata la cena. Forse per via della serata calda e tranquilla, con un tramonto giapponese a sedurci dal balcone poco prima di lasciare minuscoli brillanti sparsi qua e là su di un velluto blu notte; forse per le candele disseminate sul pavimento, quieti guardiani della nostra rinvigorita intimità; magari per quei discorsi che si condividono davanti ad una tavola imbandita di semplice voglia di stare assieme, regalandosi piccole confessioni; o per la musica di Eddie Vedder che ad un certo punto ha avvolto la stanza, anticipandomi che per i miei ospiti questo blog non è mai stato un segreto e che quello era il loro particolare modo di rendere tributo all’Alex Supertramp della pianura padana. Sulle note di Hard Sun il cuore mi si è allargato facendomi schizzare l’anima fuori della sua sede naturale. Ho trattenuto le lacrime ma non l’emozione, perché in quel momento ho realizzato che non una sola cosa, non un unico dettaglio di quel pasto era capitato per caso.
La potenza dirompente dell’amicizia vera è questa: qualcuno che conosce il modo per accarezzarti in posti dove le dita non possono arrivare e farti gridare di felicità al mondo intero.
Nulla è così scontato nella nostra quotidianità quanto l’amicizia (ed è facile dare questo nome a cose che vi assomigliano solo o vi tendono senza mai giungervi con lo slancio necessario).
La cosa più dolce è scoprire che così non è.
Grazie R. Spero di poterti restituire un giorno tutto il bene e l’affetto che mi hai regalato.
“Non smettere di cercare ciò che ami o finirai per amare ciò che trovi”

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