Il copione

Sin da piccoli tutti noi prendiamo alcune delle nostre prime decisioni col corpo oltreché con la mente; in seguito, da adulti, riproponiamo talvolta le strategie che decidemmo di attuare da bambini: in tali occasioni reagiamo alla realtà (ossia al qui-e-ora) come se fosse il mondo che immaginammo durante le nostre prime scelte. Quando agiamo in questo modo si usa dire che siamo nel copione (tutti noi, invero, abbiamo un copione che seguiamo scrupolosamente).

Mentre siamo nel copione ci abbarbichiamo a decisioni infantili dal momento che quando eravamo piccoli queste scelte ci apparivano come il miglior modo possibile per sopravvivere e vedere esauditi i nostri bisogni.
Crescendo coltiviamo ancora queste credenze e – senza averne consapevolezza – cerchiamo di cambiare il mondo in modo che sembri giustificare le nostre prime scelte.

Quando siamo nel copione, infatti, cerchiamo di affrontare i problemi adulti riproponendo strategie infantili che invariabilmente conducono ai medesimi risultati cui portavano quando eravamo bambini.
Nel momento in cui perseguiamo questi esiti spiacevoli possiamo dire a noi stessi: «Sì, il mondo è proprio come ho sempre pensato che fosse». E ogniqualvolta “confermiamo” le nostre credenze di copione in questo modo ci avviciniamo di un passo al tornaconto del nostro copione.

Per esempio, può darsi che da bambino io abbia deciso: «C’è qualcosa in me che non va. Gli altri mi rifiutano. La fine della mia storia sarà quella di morire triste e solo». Negli anni a venire posso portare avanti questo piano di vita facendo in modo di essere rifiutato più e più volte. A ciascun rifiuto posso assommare un’altra “conferma” alla mia scena finale che è quella di una morte solitaria.

Ma per quale ragione ci comportiamo così? Perché semplicemente non ci lasciamo alle spalle le nostre decisioni infantili via via che cresciamo, se è vero che questo modo di fare ci porta spesso ad agire secondo modi che si rivelano a ben vedere fonte di sofferenza o autodistruttivi?
La ragione primaria è che speriamo ancora di risolvere il tema fondamentale rimasto insoluto nella nostra infanzia: ottenere amore e attenzione (vale a dire accettazione) incondizionati.

Così da adulti spesso reagiamo come se fossimo ancora bambini piccoli, per rinforzare e portare avanti il nostro copione.

C’è chi sostiene che negli anni della maturità abbiamo difficoltà a uscire da questa visione magica poiché da piccoli quasi tutti noi ci siamo identificati in una fiaba e la nostra fantasia ci dice ancora oggi che se facciamo in modo che la nostra esistenza vada come quella favola allora anche noi finiremo col vivere «felici e contenti».
Il problema è che le favole perpetrano una truffa a danno dei bambini: esse insegnano che se vogliamo che ci succeda qualcosa di bello prima dovremo essere abbastanza vittime da meritarlo.
Per inciso, le fiabe conferiscono ai bambini un senso di potere e controllo in una fase della loro crescita in cui essi si sentono privi di potere, e questo è un bene. L’inganno sta nel fatto che la soluzione offerta è magica e non funziona nella realtà; più tardi, nella vita adulta, il bambino che è in noi continua ad attenersi a quelle credenze magiche e a cercare di farle funzionare: se ancora non hanno condotto ai risultati attesi, forse non si è sofferto abbastanza da meritare la vittoria.

A tal proposito, è curioso notare come molte persone riferiscano spesso di sentirsi “meglio” se continuano a seguire dei modi di comportarsi che pur riconoscono essere autolesionisti. Come mai? Perché, senza esserne consapevoli, stanno riproponendo la credenza che “il modo in cui mi sto comportando adesso è sì doloroso, eppure non è tanto negativo quanto l’ignota catastrofe cui andrei incontro se cambiassi la mia condotta”.

Quando entriamo nel copione siamo consapevoli di stare riproponendo delle strategie infantili. Non è per contro possibile predire esattamente se una persona entrerà o meno nel proprio copione in un dato momento, anche se esistono due fattori che rendono la transizione più probabile:

  • quando la situazione qui-e-ora è percepita come fonte di stress (in genere, maggiore è lo stress, più è probabile che la persona entri nel copione);
  • quando c’è qualche rassomiglianza tra la situazione qui-e-ora e una circostanza di stress legata all’infanzia.

Uscire dal copione consiste in parte nell’abbandonare la credenza in un mondo perfetto, in parte nel cominciare ad usare il nostro essere adulti per risolvere i problemi e capire come fare affinché le nostre esigenze siano esaudite in un mondo che se non sarà mai perfetto, può tuttavia essere meraviglioso e godibile.

“Nasciamo tutti pazzi. Solo che alcuni di noi lo rimangono.”
(S. Becket)

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