Archivio per Dicembre 2008

Sogno di una notte di mezzo inverno

Da diverse settimane ormai mi capita con una certa frequenza di ripetere sempre lo stesso sogno notturno: è pieno giorno e mi trovo sul pianerottolo di casa, esattamente sulla soglia del mio appartamento; sto rientrando dal lavoro e vedo la porta d’entrata socchiusa. In preda ad una certa ansia la scosto: la sala apparentemente sembra in ordine, eppure so per certo che è stata appena svaligiata.
Rimanendo sull’ingresso spalanco la bocca per gridare e chiedere aiuto ma dalla mia gola non esce alcun suono e – per quanto mi sforzi – non riesco ad attirare l’attenzione di nessuno lungo le scale.
In genere mi risveglio in preda ad una sgradevole sensazione di impotenza e di nudità.

"Dietro la porta di casa mia c'è l'ombra della mia anima sempre attenta ovunque vada" (Cristiano De Andrè)

"Dietro la porta di casa mia c'è l'ombra della mia anima sempre attenta ovunque vada" (Cristiano De Andrè)

Nulla a cui dare particolare enfasi se non fosse che una persona a cui di recente ho confidato quest’incubo ricorrente ha così commentato la visione onirica: “Ti senti derubato di qualcosa e cerchi di farti ascoltare da qualcuno, ma nessuno sembra realmente capirti”.
Bingo!
Alla luce di questa semplice osservazione ho riletto la mia attuale situazione.
Un rapporto esclusivo di amicizia (più simile ad un’affinità elettiva, invero) che subisce un brusco arresto a seguito dell’entrata in scena di una terza figura.
Il mio smarrimento assoluto di fronte ad una condizione mutata radicalmente in poche ore.
La mia sofferenza sincera e profonda, esternata in reiterate richieste d’aiuto puntualmente ignorate e anzi mal giudicate, sfociata poi in una condizione psicofisica spaventosa.
Il mio penoso camouflage caratteriale, assurdo tentativo di far passare inosservato il disordine più totale che per interi mesi ha governato la mia psiche.
L’ansia e la furia causate dal vedere violata la mia intimità, l’umiliazione di fronte all’incapacità di mutare il quadro.

Il lato comico di questa interpretazione è che la verità è sempre stata per tutto il tempo davanti ai miei occhi, tra le mie mani; mi mancava soltanto la chiave di lettura corretta. E ora che l’ho trovata – e che il contesto è effettivamente cambiato anche per il sottoscritto – non avverto più dolore e il passato non mi fa più male.
È proprio vero che il nostro subconscio ci parla attraverso i sogni. E spesso lo fa senza nemmeno sobbarcarsi l’onere di travestire la realtà delle cose.
Basta attrezzarsi di un adeguato distacco per discernere la verità.
Agatha Christie diceva che la spiegazione più semplice quasi sempre si rivela esatta.
Elementare, Watson!

Bilancio di una mente in disordine

Giorni conclusivi di questo strano duemilaotto. Tempo di valutazioni, tra strascichi di ricordi andati e novità lentamente assimilate.
Questo è peraltro il primo anno in cui mi trovo a consuntivare i dodici mesi appena trascorsi (e non mi riferisco certo all’esame di uno stupido libro contabile), oltretutto con una lucidità che mi spaventa.
In queste ultime due settimane mi sono ritrovato spesso a dedicare parte del mio tempo interiore a ripercorrere gli eventi e le scelte (inevitabilmente subiti i primi, volontariamente sollecitate le seconde) che mi hanno accompagnato dal novembre duemilasette a oggi.
Mi sono arrampicato in alto, arrancando fino alla sommità della mia mente in disordine, per raggiungere un punto di osservazione distaccato e privilegiato.
Ho soppesato tutto l’accaduto ricorrendo ad una metrica elastica, affrancata da vincoli e imperativi se non il dar voce all’intima realtà delle cose.
Ed ecco cosa ho visto.

Ci sono stati grossolani errori (di valutazione, soprattutto) da parte mia.
Ci sono stati grossolani errori (di valutazione, soprattutto) da parte di chi in passato mi è stato accanto.
Ci sono stati grossolani errori (di valutazione e giudizio, soprattutto) da parte di chi ora è accanto a chi in passato mi è stato accanto.
Alcuni di questi difficilmente li saprò recuperare, in parte perché le conseguenze indotte hanno oltrepassato la mia persona fino ad invadere e ad intaccare la sfera famigliare del sottoscritto; in parte perché reputo che amnistiare senza pentimento muti gesti guidati da comodo egoismo e assoluta limitatezza significherebbe calpestare una volta di più i sentimenti e la natura di chi scrive.
Herzen sosteneva che l’amore e l’amicizia sono come l’eco: danno tanto quanto ricevono. Questo, evidentemente, vale anche in senso negativo. Non c’è nulla di più azzardato che nobilitare le persone sbagliate, né di più nocivo che riempire certi spazi vuoti con aspettative proprie. Chi usa parole morte, in realtà non ha nulla da dire.

Chi usa parole morte, in realtà non ha nulla da dire

Chi usa parole morte, in realtà non ha nulla da dire

Ci sono state defezioni importanti quest’anno, persone a cui ho voluto davvero bene e che se ne sono andate prima che avessi il tempo per dirglielo.
La prossima volta non aspetterò così a lungo.

Ci sono state anche novità piacevoli che si sono rivelate inattesi tesori. Una di queste – la più importante – si è presentata sotto le sembianze di un lampone rosso e ha reso possibile ciò che da sempre appariva inverosimile: far fiorire tulipani tra sedimenti calcarei. A questo frutto prezioso, oltre il mio amore più vero, va tutta la mia riconoscenza per aver capovolto il risultato di una partita ormai in aria di sconfitta e per avermi aperto gli occhi su tante cose.

Ultimi giorni di questo strano duemilaotto.
In conclusione, quali valutazioni per questo anno in dirittura d’arrivo?
Prendo spunto da un articolo dello psicologo Mauro Scardovelli (un grazie di cuore a Davjdek).

“L’impegno etico più importante è essere felici nell’adesso, attimo per attimo, contenti di ciò che c’è, così come è.
Un infelice è fondamentalmente una persona preda del suo Ego. Come tale non ama nessuno, ma si nutre di disprezzo, a partire dal disprezzo per sé.
Ama il prossimo tuo come te stesso diventa possibile solo se si è felici dentro, cioè se si è liberi dal dominio dell’Ego. La felicità, a differenza di come si pensa comunemente, non è frutto delle circostanze della vita, più o meno favorevoli. Essa piuttosto nasce naturalmente dalla pratica quotidiana delle qualità dell’essere, come l’apprezzamento, la gratitudine, la generosità, l’integrità, la compassione. Chi è felice emana onde positive che fanno bene a tutte le persone intorno. E, data la natura dell’inter-essere, far bene agli altri è far bene a se stessi. A sua volta, l’infelicità origina dalla pratica degli inquinanti mentali, come la rabbia, il risentimento, l’ingratitudine, il disprezzo, l’invidia, il sospetto, la repressione. Aiutare l’altro non significa mai fare le cose al suo posto, addossarsi i suoi carichi, assumersi i suoi impegni e responsabilità. Questo non fa che indebolire l’altro, rendendolo sempre più succube e alimentando la sua rabbia e rancore. Cioè proprio quegli inquinanti che gli impediscono di vedere la realtà così come è, nelle sue infinite possibilità. L’aiuto è tale solo se accompagnato dall’insieme delle qualità dell’essere. L’amore, in primo luogo. E amare una persona significa favorire la sua evoluzione, la sua crescita psicologica e spirituale. Favorire cioè lo sviluppo delle sue risorse e di un governo interiore ispirato dai messaggi dell’anima, anziché dalla propaganda dell’Ego. Qui sta la differenza tra pietà e compassione. La pietà vede nell’altro solo i suoi problemi. La compassione, oltre ai problemi, vede la sua forza e le sue risorse. Vede nei problemi solo dei sintomi del modo distorto di osservare il mondo. La pietà fa sì che ci si sostituisca all’altro: tu sei un poverino, io sono superiore, in condizioni assai migliori delle tue. La compassione vede nel dolore dell’altro un riflesso del proprio dolore: io, a livello profondo, sono come te, un fuscello che galleggia nel grande fiume della vita. Ho i miei limiti, come tu hai i tuoi. Ma so che c’è qualcosa di più grande che può aiutarci entrambi: la crescita della consapevolezza e l’apertura del cuore. Quando il cuore è chiuso, gli occhi non vedono davvero la realtà, ma la inventano di sana pianta. La mappa che guida la nostra vita è quindi profondamente falsa e distorta. È una mappa paranoide, che vede ostacoli e nemici ovunque. Aiutare una persona significa fondamentalmente questo: favorire l’apertura del suo cuore attraverso l’apertura del proprio nella presenza e nella consapevolezza.
Il primo passo da compiere in questa direzione è liberarsi dai sensi di colpa, inadeguatezza, indegnità. Tutti radicali nevrotici che dipendono dalla pratica del giudizio, del criticismo, delle doverizzazioni, attraverso i quali la cultura oppressiva ed egoica indebolisce i suoi appartenenti, rendendoli schiavi di false percezioni e di bisogni indotti.”

Appunto.

Sentii che mi invadeva un freddo intenso, la certezza che mentre l’uomo al quale dovevo la vita era immerso nella disperazione, io, rinchiuso nel mio mondo, non mi ero fermato nemmeno un attimo per accorgermene.
«E adesso? Cosa facciamo» chiese.
«Lo aiutiamo».
«E se non vuole?»
«Allora lo faremo senza che se ne accorga.»
(Carlos Ruiz Zafón, Il gioco dell’angelo)

“Vorrei rinascere per te
e ricominciare insieme come se
non sentissi più dolore
ma tu hai tessuto sogni di cristallo troppo coraggiosi e
fragili
per morire adesso solo per un rimpianto

Ci sarà
dentro te e al di là
dell’orizzonte una piccola poesia

Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te”
(Elisa, Una poesia anche per te)

Di te

Sono sceso in strada nel cuore di una notte gelida e densa.
Nessuna macchina, nemmeno una finestra illuminata, solo deserto, aria statica, silenzio. E un fenicottero rosa e argento in equilibrio su di un singolo arto, immobile e statuario, al centro dell’asfalto.
Mi ha parlato. Attraverso i suoi occhi dissonanti, uno grigio, l’altro turchese, mi ha parlato e ha pianto di fronte al nostro giovane amore poiché nell’eden da cui proviene i sentimenti così puri e coraggiosi sono scomparsi molte vite fa.
Mi ha raccontato di te e delle tue fantasie, abbozzando in un refolo di vento le tue paure passate – marmoree quanto soffocanti -, quelle presenti – amorose e positive – e quelle future – ineluttabili eppur leggere in quanto sorrette da due coscienze.
Mi ha mostrato la magnificenza del tuo cuore. Dispiegando il suo maestoso piumaggio alle stelle, testimoni brillanti di incontenibile eccitazione carnale, ne ha illuminato ogni incantevole venatura.
Mi ha fatto versare lacrime, gemme adamantine germogliate dinnanzi ad una sensibilità dagli sciocchi fraintesa e sospettata.
Poi sì è avvicinato al mio viso affilato e allungando il collo flessuoso mi ha sussurrato un segreto all’orecchio. Un dolce segreto su di noi.
Allora l’ho lasciato dove ci eravamo incontrati e mi sono precipitato di nuovo in camera con un motivo in più per amarti.

La risposta che non trovavo è ora seduta qui accanto a me

La risposta che non ho mai avuto ora è qui accanto a me