Nel sole fruttato del meriggio
abbandonato su questo manto erboso
stropiccio i miei sogni
fatti di briciole di argento e oro.
Scruto rapito le legioni invalicabili dei tuoi pensieri inesplosi
vagabondando tra labirinti fatti di silenzi densi
e roridi d’affetto.
Vertigine nel rimirare clandestinamente
il vigore di certi gesti volitivi
che l’intento di lenire la tua sicumera
non può che defluire stanco dal mio petto.
Sei pietra grezza
eppure lieve spira il tuo sussurro
sui miei esacerbati sconforti
che del respiro mi priverei per saperti felice.
Nulla posso rivendicare su questo affollato palcoscenico
che è la tua vita mortale
nemmeno un ruolo effimero e schivo
ma l’affrancamento di poter scegliere ciò che voglio.
E io voglio.
Io voglio.
Voglio.
Essere del suo sangue linfa che scorre.

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