Appunti di viaggio sull’amore (di uno sprovveduto privo di senso dell’orientamento)

È una torrida sera estiva, di quelle in cui le piante sembrano dipinte sui muri delle case e l’eco ovattato del traffico giunge da lontano.
Dalle persiane sollevate per metà, il chiarore di una luna pettegola s’intrufola nella penombra della stanza invitando ad affacciarsi al davanzale.
“Che c’è?” la senti chiocciare in tutta la sua aurea pienezza.
“Niente”.
“E allora perché te ne stai raggomitolato sul letto tutto solo al buio?”
Non so bene cosa rispondere. “Penso all’amore”.
“L’amore” – mi fa eco dubbiosa – “E che cos’è, secondo te, l’amore?”
Ben fatto! – penso mentre mi alzo di malavoglia, maledicendomi per aver abboccato. Mi volto indietro un istante a guardare il mio rassicurante angolo, su quel materasso morbido e disfatto.
“Come sarebbe a dire?” bofonchio dopo un po’. Prendo tempo.
Ma la luna mi sorride, sorniona. “Avanti, dimmi, cos’è per te l’amore?”
Già, cos’è per me l’amore?
“…io …non saprei”
“Quindi stai fantasticando su qualcosa che non conosci?”
Ripenso a tutti quei poetastri che nei secoli passati hanno lodato questa grassa palla annoiata.
Pochi istanti dopo, però, inciampo anch’io nel vortice delle riflessioni notturne.
Che cos’è l’amore?
Non è l’eco sordo di due parole.
Non è la perdita della verginità.
Non è nemmeno l’eccitazione ingenua di fronte ad un esercito di mille trilli giornalieri.
Né un grappolo di farfalle nello stomaco o la telestesia delle menti semplici.
Non sono la frivlezza e l’arroganza del creder proprie parole già coniate da altri. No.
È il cedere ad un altro essere umano.
Depositare le armi ai piedi di chi è lì solo per regalarti una carezza senza chiedere nulla in cambio.
È il cigolare di una porta rimasta chiusa per anni, il coprirsi gli occhi di fronte a una luce troppo intensa e sottile per essere sopportata senza fitte.
È il condividere senza che davvero importi sapere per quanto durerà.
È l’addomesticarsi giorno dopo giorno.
È il guarire ferite profonde con un balsamo fatto di sussurri e sorrisi.
È la prima volta che stai male davvero. Sì, lì è quando cominci a vivere.
Finalmente vedi, senza patine fastidiose davanti gli occhi o falsi miti a pararti gli spigoli.
È una prospettiva che non ha fretta né fame, poiché alimentata dalla consapevolezza.
Questo è per me l’amore. “Questo è per me l’amore” rispondo a mezza voce.
Io sono l’amore, penso tra me e me.
A quel punto la luna ritrae i suoi raggi lattiginosi dalle mie lenzuola e in silenzio fugge a nascondersi dietro il comignolo di una casa.
Io sono l’amore.

"La prudenza e l’amore non sono fatti l’uno per l’altro; via via che cresce l’amore, la prudenza diminuisce." François de La Rochefoucauld)

"La prudenza e l’amore non sono fatti l’uno per l’altro; via via che cresce l’amore, la prudenza diminuisce." (François de La Rochefoucauld)

3 Risposte a “Appunti di viaggio sull’amore (di uno sprovveduto privo di senso dell’orientamento)”


  1. 1 Eugenia 29 Luglio, 2009 - 20:43 alle 20:43

    A volte ricapito in questo blog (o meglio, mi ci dirigo volontariamente) e osservo le novità, e leggo, e mi riempio gli occhi di queste parole.
    A volte ho il desiderio di commentare, a volte ho paura di invadere uno spazio che non mi compete.
    Ma, per quanto possano valere, volevo farle i miei più sinceri complimenti. In questo specifico caso e per come scrive e per aver espresso in maniera perfetta (o almeno così mi pare) il “concetto” di amore.
    Grazie.

    • 2 Alex Supertramp 29 Luglio, 2009 - 21:56 alle 21:56

      Il desiderio di condividere e il rispecchiamento emotivo non le considero invasioni di campo.
      Questo spazio è di tutti coloro che cercano riparo anche per una sola notte; che passano, leggono e – nel migliore dei casi – trovano uno spunto di riflessione. E magari lasciano un sorriso, proprio come te.

      • 3 Eugenia 11 Agosto, 2009 - 21:22 alle 21:22

        Anche se un po’ in ritardo: grazie.
        Se non con questo commento non sapevo come farti pervenire – mi permetto l’informalità – i miei ringraziamenti per la tua risposta.
        [ancora una volta il timore dello sconfinare, nonostante le più che gradite rassicurazioni]
        Ringraziamenti che si ripetono – come nel mio primo messaggio – ma non per questo svuotati di significato.

        Anche se non ci conosciamo mi auguro che tutto stia procedendo per il meglio nella tua vita; io spesso ripasso in questo luogo e – credimi – trovo sempre un accogliente riparo, sempre spunti di riflessione.


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